mercoledì 3 luglio 2013

Gli italiani non spendono in cultura. Cifre shock per i concerti musicali

I dati di Federcultura sullo stato della spesa culturale italiana non sono affatto rassicuranti. Con la crisi che colpisce il paese è quello uno dei settori maggiormente colpiti dallo stop ai consumi. A farne le spese è soprattutto la musica dal vivo che vede un calo enorme soprattutto sul versante della "classica".

Nel periodo più caldo della stagione concertistica nazionale arriva come una doccia fredda, ma neanche tanto, il rapporto di Federculture sullo stato della cultura in Italia. Dopo anni di stenti che vedevano, comunque, un segno più per quanto riguarda las spesa culturale (+26,3 dal 2001 al 2011), l’anno scorso il calo c’è stato e non è stato neanche tanto sensibile: un 4,4% che non dice promette nulla di buono. A essere colpiti sono soprattutto i concerti, soprattutto quelli di musica classica, che perdono il 22.8%, mentre quelli generali segnano un calo dell’8,7%. Ma cali sostanziosi ci sono stati anche per le discoteche, per gli spettacoli sportivi, monumenti e siti archeologici, cinema e mostre e musei, che alternano segni negativi che vanno dal 5 fino al 10% (classica a parte, ovviamente).
Il Sole 24 Ore riporta anche quello che è il confronto con il resto d’Europa dove, invece, il trend sembra essere un altro:
Imbarazzante il confronto con il resto dell’Europa dove le famiglie in media dedicano l’8,9% della propria spesa alla cultura. Gli italiano si fermano al 7,2% e siamo fra gli ultimi. Sotto di noi Irlanda, Grecia, Bulgaria e Romania. Paesi come Francia, Gran Bretagna e Spagna superano l’Italia soprattutto per frequentazione di musei e lettura di libri (il 70% dei francesi legge almeno un libro all’anno, in Italia solo il 46%).
Un periodo difficile quello della musica live che era ipotizzabile anche da altri fattori come quelli che hanno caratterizzato la stagione musicale italiana. Sono tanti, infatti, i festival – alcuni dei quali storici – che si sono ritrovati a dover chiudere o, talvolta, saltare un’annata per motivi economici. Alcuni lo avevano annunciato, altri lo hanno fatto improvvisamente – è il caso dell’”A Perfect Day” che aveva anche annunciato il cast. E così, oltre al festival scaligero avevano chiuso i battenti tra gli altri anche l’Heineken Jamming festival, il Gods of Metal, l’I-Day festival, il Rock in Idrho etc…
Un danno enorme per i gruppi, se si considera che col calo delle vendite dei cd fisici e con quelli dei digitali che non ne coprono le perdite, i live sono uno dei principali mezzi di sostentamento dell’industria musicale; ma una perdita soprattutto per i fruitori che si vedono sempre più costretti a rinunciare allo svago musicale (e che come un circolo vizioso potrebbe portare a una diminuzione dei concerti nello stivale). Problema, quello della morte dei festival, che comunque colpisce un po’ tutto il mondo come riporta questo pezzo di Consequence of Sound o come racconta il Pacific Standard in un pezzo dal titolo “La bolla dei Festival musicali”.


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